UNO – ego a confronto

che cosa ci rende fragili? la solitudine? la mancanza d’amore? l’assenza di solidarietà? La consapevolezza che c’è poco da fare, che siamo burattini nelle mani di un signor Destino che assomiglia un po’ al Mangiafoco collodiano?

Le persone ci piacciono sempre meno. E noi piaciamo sempre meno alle persone.

Di sicuro a farci sentire ancora più soli c’è il nostro  ego infinito, che di questi tempi grami è diventato il totem intorno a cui gira il mondo. Non c’è osservazione, pensiero, azione che non parta da lì. E non è giusto che sia così? Da dove dovrebbe partire ciò che faccio se non da ciò che sono?

La norma dovrebbe essere: faccio  riferimento al mio ego e da lì mi muovo, ma non ho paura che l’ego dell’altro mi sovrasti e quindi mi lascio andare e accolgo, ascolto, guardo, osservo. Poi faccio i conti e permetto che il mio ego si modifichi in alcune forme, perché la comunicazione, lo scambio favoriscono e permettono questo.

 

Così è – dovrebbe essere – nella comunità umana che fosse tale, ancor più nella struttura familiare, profondamente nella struttura d’amore, tra coniugi, amanti, genitori e figli, amici, fratelli. Consisto, esisto e permetto a te di entrare nel mio mondo perché io possa entrare nel tuo e insieme trovare una via che sia il nostro mondo comune.

Una struttura poco solida, una consistenza molliccia, ondivaga  non ci permette la comunicazione vera, perché una struttura troppo debole non può confrontarsi con qualcosa di diverso da sé.

Fragili ego in giro per il mondo si incontrano e restano monadi, nel migliore dei casi, o si confondono l’uno nell’altro in una crescita virtuosa oppure si dissociano e si polverizzano, creando un doloroso vuoto, da riempire con le cose.

Ma ci sono anche gli scambi proficui. Forse meno di quanti ne vorremmo vedere, ma ci sono. Sono frammenti e non è la consuetudine, ma arricchiamoci di questo e riflettiamo sul nostro (comune) sentire.

E se abbiamo un dolore o una gioia e vogliamo comunicarla, facciamolo anche se l’altro sta lì in agguato a cercare nella memoria il suo ricordo che assomigli alla nostra gioia e o al nostro dolore per raccontarcelo e rimettere allineato il suo ego. Non ci dispiaciamo più del dovuto. L’accoglienza, l’abbraccio è anche questo nella comunità odierna, una continua autocoscienza, uno scambio di ricordi e di sensazioni perché nessuno prevalga troppo sull’altro, perché il mio ego non si spaventi e riesca a tenere il tuo al suo posto. Allineato.

 

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